Questo Mondo Non Mi Renderà Cattivo – Zerocalcare non tradisce mai

La nuova, attesissima serie animata di Zerocalcare è finalmente arrivata. In Questo Mondo Non Mi Renderà Cattivo Ritroviamo i protagonisti della prima serie, ma non possiamo definirla una seconda stagione. È un’altra storia, che mostra un lato dell’Autore che finora avevano visto solo i lettori dei suoi fumetti. Su una cosa potete stare certi: Calcare non tradisce né il pubblico, né i suoi ideali

recensione questo mondo non mi renderà cattivo

 

Ormai è piuttosto chiaro ed evidente che a Zerocalcare non piacciono le cose semplici. Dopo lo straordinario successo di Strappare Lungo i Bordi – la sua prima serie animata, prodotta dal colosso dello streaming Netflix che l’ha mandata in giro per il mondo – sarebbe stato facile fare una seconda stagione. Magari riprendendo lo stesso mood da commedia sentimentale di periferia, con battute che fanno riflettere e quella profondità che non manca mai nelle opere del grande Artista di Rebibbia. Pensateci bene: con quella serie, Calcare era riuscito nella straordinaria impresa di rivolgersi sia ai suoi lettori di vecchia data (tra cui mi onoro di essere), che hanno ritrovato esattamente lo stesso stile narrativo dei fumetti, che conquistare una nuova, sterminata platea messa a disposizione dalla piattaforma più popolare di tutte, almeno finché era possibile condividere la password. Non era facile neanche lì, però ce l’ha fatta. L’intuizione dei produttori di affidare a lui l’intero processo creativo, sostenuto dal prezioso team di MoVimenti e ovviamente da Bao Publishing, sempre al suo fianco in ogni battaglia, è stata vincente e niente affatto scontata.

Comunque ve lo dico subito, così ci togliamo il dente: se avete amato Strappare Lungo i Bordi (soprattutto se l’avete capita a fondo, se vi è entrata dentro e dopo un anno e mezzo ancora ripensate a quel finale, oltre che alle battute ormai diventate iconiche), sicuramente vi piacerà anche Questo Mondo Non Mi Renderà Cattivo. Almeno al 90% di voi. Sono sicuro che almeno un 10% di quelli che sta aspettando con ansia (e che ha conosciuto Michele Rech solo attraverso la serie animata) questa nuova produzione la criticherà, storcerà il naso e dirà che quella dell’anno scorso era migliore per tanti motivi. Scommetete? Detto questo, seconda nota molto importante, che probabilmente verrà fuori poco da questa recensione: anche questa serie fa ridere tanto, anche da questa serie nasceranno nuovi tormentoni e anche qui ci saranno scene che vi toglieranno il respiro per quanto riderete. Tranquilli. Si ride tanto, ma con Zero non potrebbe essere altrimenti. Terzo e ultimo appunto, che già vi vedo agitati: sì, Giancane cura anche quest’anno le musiche della serie. La canzone usata per la sigla iniziale è bellissima e vi entrerà in testa come Strappati lungo i bordi.

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Quindi eccoci qui, di fronte a una nuova storia, a una nuova sfida. A nuove emozioni. A nuove botte (perché quelle non mancano mai, nella vita come in questa storia). Perché qui non ci adagiamo sugli allori, ma vogliamo sempre alzare l’asticella: e dunque, dopo aver fatto conoscere agli spettatori il lato più sentimentale del nostro eroe, è arrivato il momento di far capire bene qual è il suo punto di vista su tante cose, declinando anche politicamente (in modo fermo e deciso) il suo pensiero. Per noi che leggiamo i suoi fumetti è abbastanza chiaro (anche perché ha ribadito e spiegato alcuni concetti più volte nei suoi libri), però era bene ribadirlo anche alla platea di Netflix, che spero accoglierà bene certe prese di posizione, che sicuramente non mancheranno di generare anche discussioni. Ma d’altra parte, quando da un lato hai una storia del genere, con un autore del genere, il fatto che ci sia dibattito è un bene, perché vuol dire che ti trovi di fronte a un prodotto stimolante. E per quanto Zerocalcare possa essere diventato mainstream, per quanto ormai sia totalmente radicato nella cultura Pop di nuova generazione, lui non tradisce mai. Né il pubblico (composto da lettori e spettatori), né tantomeno gli ideali che ha sempre seguito come una stella polare nel corso della sua vita.

Certo, in alcuni casi è stato difficile seguirli. Specialemte con un successo professionale sempre crescente, che – inevitabilmente – vuol dire guadagni di un certo tipo, che magari i suoi amici storici non solo si sognano, ma che probabilemente non potranno mai avere. Non è semplice essere quello che ce l’ha fatta in un gruppo di gente che stenta, cade, si rialza, non molla, ma poi viene di nuovo risucchiata verso il basso. E tu puoi fare poco per aiutarli, non puoi essere tu l’ancora di salvezza di questa gente.
Ora, chiariamo un punto: non è che Zerocalcare sia diventato milionario, ma sicuramente guadagna molto bene dal suo lavoro, fa quello che ama e che sognava da bambino. Non proprio lo stesso destino di Secco e Sara, che annaspano in un mare sempre più in tempesta. Ma Calcare se ne sarà accorto? Forse non fino in fondo.

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Nel quartiere in cui si svolgono le vicende, quella Rebibbia che ormai sta diventando famosa in ogni parte d’Italia non solo per il famoso carcere, stanno comparendo strani manifesti che iniziano a turbare la serenità di Zero e della sua comitiva. Manifesti che vorrebbero mandare via alcune persone, mettiamola così. Un gruppetto tutto sommato ristretto di esseri umani che viene da chissà quale Paese sperduto, che tenta di scappare da chissà quale situazione allucinante e che spera di ricominciare, in qualche modo, una vita lontana dall’orrore che ancora riempie i loro occhi. A Zero non va che questa gente venga allontanata e cacciata da quell’altra gente. Gente violenta, cattiva, che prima ti mena e poi ti parla. Forse. Ecco, quelli sarebbero da mandare via… Ma prima ancora bisognerebbe capire come sono finiti a Rebibbia.

Tante domande, mentre nel frattempo sullo sfondo accade di tutto e non tutto viene pienamente notato dal nostro eroe, che nel frattempo si devasta come al solito di pippe mentali. Solo una cosa non sfugge a Zero: è tornato Cesare. Così, de botto. Dopo 20 anni.
Un vecchio amico torna nel quartiere dov’è cresciuto dopo tantissimo tempo, Zero è spaesato ma tutto sommato abbastanza contento di rivederlo (anche se non sa come relazionarsi con uno che non vede dai tempi della sculola), Secco un po’ meno. Non si sono mai presi, quei due.
Però Cesare non è più quello di una volta. Ma d’altronde come si può pretendere di non cambiare dopo 20 anni? Anche il nostro eroe ha subito una mutazione, per quanto gli ideali siano rimasti sempre gli stessi è chiaro che non fa più la stessa vita di quando aveva 16 o 18 anni. Le prospettive sono cambiate, ha un lavoro tutto sommato stabile e che gli ha aperto tantissime porte. Magari dentro ti senti lo stesso, ma no, non lo sei più dopo 20 anni, ed è giusto così.

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Però Cesare è un po’ più che diverso. Sembra un altro. A Secco non è mai piaciuto e io tendo a fidarmi di Secco, su certe cose. Sarà che caratterialmente sono troppo simile a Zero, quindi magari uno che ogni tanto riesce ad avere uno sguardo più cinico fa sempre comodo.

Ecco, la storia vera e propria parte da qui. Dal ritorno di Cesare, dalla scoperta che forse le vite dei suoi amici non stanno andando proprio alla grande – ed era palese che fosse così – ma Zero non se n’era neanche accorto, troppo preso da altro. E allora ecco rivenire fuori un senso di colpa grande quanto una casa, che s’intreccia con l’impegno sociale, perché le persone di cui vi ho parlato poco sopra vanno tutelate, non sono certo un pacco postale da spedire da un quartiere all’altro. Sono esseri umani, ma non tutti se lo ricordano. In fondo si fa prima a chiamarli Immigrati.

Zero cammina, prova a strappare quei manifesti che repura allucinanti, prova a ricucire un rapporto con Cesare (di nuovo, il senso di colpa: questo torna dopo 20 anni e tu neanche a cena ci vai? Certo che vai, anche se non sai che dire a uno dopo due decenni, una vita), capire come sta dopo tutti questi anni. Zero prova a capire perché Sara – la storica voce che l’ha sempre rimesso sulla retta via, ogni volta che l’ha smarrita – ora sembra un’altra, una che non somiglia per niente a quella che un anno e mezzo fa parlava della teoria dei fili d’erba.
Zero cammina e se si guarda intorno vede solo macerie. Macerie che sono lì da tempo e che forse non aveva voluto vedere, perché distratto da troppe cose.
Possibile che sia tutto crollato proprio mentre lui realizzava il suo sogno?

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Se davvero è tutto crollato, allora tocca ricostruire. Non si sa come.
Perché questo mondo fa di tutto per renderci cattivi, ogni giorno. ma noi resistiamo.
E intanto s’annamo a magnà ngelato.

Zerocalcare ha realizzato un’opera importante. Un’altra volta.  Ripudia ogni tipo sopruso, si schiera contro l’estrema destra, prova a capire e a farsi domande su come aiutare chi sta indietro. Senza apparire da eroe, riflette ad alta voce insieme a noi, ma partendo dai principi su cui basa la sua vita, riuscendo a spiegarli nel modo più semplice e accessibile possibile. Ed è questa la sua vera forza.

Forse un giorno questo mondo renderà cattivo pure lui, forse già lo è e non se n’è neanche accorto. Ma potrà dire di avercela messa tutta (facendoci persino ridere, commuovere e riflettere contemporaneamente). Sarà diventato mainstream, sarà quello che vi pare a voi.
Ma non tradisce mai. In primis sé stesso. Vi sembra poco?

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Questo Mondo Non Mi Renderà Cattivo

Questo Mondo Non Mi Renderà Cattivo

Paese: Italia
Anno: 2023
Episodi: 6
Stagioni: 1
Regia: Zerocalcare
Animazioni: Movimenti Production, DogHead Animation
Durata: 30 minuti a episodio
Voto:

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Mr. Kent

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Appassionato di fumetti, curioso per natura, attratto irrimediabilmente da cose che il resto del mondo considera inutili o senza senso. Sono il direttore di MegaNerd e me ne vanto.

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